Persino la laica Francia ha preso paura per i danni del porno online

Se l’acqua della cultura diffusa è avvelenata, la coscienza morale muore e gli appelli “indignati” servono solo a lavarsi, ipocritamente, la coscienza, mentre tutto va avanti come prima.

di Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951 Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

6 Ottobre 2023

Pubblichiamo per gentile concessione del quotidiano “La Verità”

Dalla Francia, paese notoriamente molto liberal in ordine alla sessualità, giunge in questi giorni un vero e proprio grido di allarme: la dilagante pornografia sta mietendo vittime, soprattutto fra i giovanissimi. L’Alto Consiglio francese per l’uguaglianza uomo-donna (Hce) ha prodotto uno studio che ha riguardato sia l’aspetto statistico del problema, che la valutazione dei messaggi e dei contenuti a disposizione dei fruitori. L’esito è impressionante: 1,4 milioni di video contenenti pratiche sessuali di vero sadismo, fino alla tortura, 200 mila che mostrano pratiche violente ed umilianti e 1,5 milioni che veicolano messaggi di natura razzista, sempre a sfondo sessuale. Un focus particolare è dedicato al mondo femminile: bambine e donne sottoposte ad ogni forma di sessualità violenta, che alimentano la “cultura dello stupro”, ha dichiarato il presidente dell’Hce.

Durante la pandemia il consumo di pornografia on-line è decuplicato e non appena ci si è potuti muovere liberamente gli stupri e le aggressioni sessuali, che vedono coinvolti adolescenti, sono triplicati. Pur ammettendo che non esista un rapporto automatico fra pornografia e violenze sessuali, non si può negare che questo legame di interdipendenza esista, eccome: la rappresentazione di una sessualità libera da qualsiasi condizionamento, finalizzata esclusivamente alla soddisfazione del piacere erotico, raccontata come puro esercizio genitale appagante, non può non suscitare istinti che non esiterei a definire “bestiali”, in cui l’altro non è persona, ma oggetto, “cosa”, con cui “giocare finchè fa comodo”. Stiamo parlando di video in cui si presentano donne “rivittimizzate fino all’infinito”, è scritto in quel rapporto. Utilizzando parole chiave come “studentessa” o “fratello e sorella” si accede a video che “normalizzano” stupri, incesto, sodomia, pedofilia, poliamore.

Anche con titoli espliciti, del tipo “scolaretta sodomizzata”! Fino a non molti anni fa correva un detto, proprio della sapienza popolare, che recitava “chi semina vento, raccoglie tempesta”: è venuto il tempo di ricordarci di questa sapienza tanto umile e tanto veritiera. Le ideologie della libertà senza limiti, del libero arbitrio mascherato da autodeterminazione, del rifiuto di ogni verità oggettiva iscritta nella legge naturale, per cui è “buono e vero” solo ciò che è frutto del capriccio, del desiderio e dell’interesse personale – soprattutto dentro il delicatissimo mondo delle relazioni affettive e sessuali – sono il terreno fertile in cui germogliano atti di devastazione morale e sociale, che lasciano senza parole.

E’ in atto un fenomeno di drammatico “contagio sociale”, soprattutto fra i giovanissimi, per cui gli atti di violenza sessuale, alimentati anche dalla diffusione senza limiti della pornografia, non solo non diminuiscono –come ci si aspetterebbe, quando alla televisione appaiono forti condanne e pubblica esecrazione – ma, purtroppo, aumentano per numero e per efferatezza. Perché, se l’acqua della cultura diffusa è avvelenata, la coscienza morale muore e gli appelli “indignati” servono solo a lavarsi, ipocritamente, la coscienza, mentre tutto va avanti come prima. Le misure per fermare la pornografia ci sono, gli strumenti per reprimere l’illegalità pure, e ben vengano, ma sono solo cerotti messi su una piaga putrida, per guarire la quale è necessaria una profonda, radicale “conversione“, sociale e morale.

La sessualità deve tornare ad essere quello che è: quella complessa, delicatissima e affascinante funzione di cui la natura ci ha fornito, per assicurare una relazione uomo/donna ricca di “amorosi sensi” e che garantisce il “mantenimento della specie”, per dirla secondo evoluzione. In gioco è il grande valore della dignità umana. Giochi erotici, sesso on demand, sfruttamento sessuale, camgirl, bondage, dark room, pornografia vanno nella direzione opposta e i drammatici eventi della cronaca più recente, da Caivano a Palermo, ne sono la nefasta conseguenza.

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