Quanta voglia di censura pure sul PPP contro l’aborto

Il PD cerca di mettere il bavaglio ai sostenitori della vita. promuovendo una censura del pensiero politicamente scorretto.
palloncino "restiamo liberi"

di Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951 Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

16 Agosto 2022

Per gentile concessione del quotidiano “La Verità”

Le prove di dittatura patrocinate dal PD, su temi di grande valore etico ed umano, procedono spedite, nonostante la batosta ricevuta con la sonora bocciatura del DDL Zan che voleva indottrinare gli italiani sull’ideologia Gender. “Il lupo perde il pelo, ma non il vizio” dice un notissimo proverbio della saggezza popolare: il nuovo tentativo di imporre l’etica del pensiero unico vede protagonista il Comune di Torino a trazione PD e sinistra radicale. Il fatto. Nei giorni scorsi un’organizzazione pro-life molto attiva e ben organizzata, ProVita & Famiglia, ha organizzato l’affissione in numerosi capoluoghi italiani (fra cui Torino) di un manifesto con una frase “storica” di Pierpaolo Pasolini in tema di aborto: “Sono traumatizzato dalla legalizzazione dell’aborto perché la considero, come molti, una legalizzazione dell’omicidio” (Corriere della Sera, 19 gennaio 1975). Parole inequivocabili, che hanno il valore aggiunto di essere state pronunciate da un agnostico, ateo, non credente e, dunque, non inquadrabili in una visione cristiana della vita.

L’aborto è un omicidio: questo è il dato di fatto, nudo e crudo. Se lo dice Gandolfini (Congresso di Verona 2019) è una menzogna provocatoria; se lo dice Pillon, è una provocazione fascista; se lo dice Papa Francesco … meglio tacere e oscurarlo sui mezzi di comunicazione! Ma se lo dice un uomo di cultura marxista, diventa difficile contraddirlo gettandogli addosso l’epiteto di “fascista”. E’, molto semplicemente, un uomo che ha usato ragione e buon senso per commentare un evento – sempre e comunque tragico – che solo l’ubriacatura ideologica può trasformare in diritto umano universale.

Torniamo a Torino. La Giunta comunale è ricorsa allo IAP (Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria) perché si desse ordine di rimuovere quei manifesti, ritenuti offensivi e discriminatori secondo il Codice di Autoregolamentazione. Lo IAP è un ente terzo, apolitico, composto da decine di esperti del diritto e della pubblica comunicazione. Ebbene, questo ente strettamente tecnico, ha dichiarato che il messaggio contenuto in quel manifesto non viola alcuna disposizione del Codice e, dunque, ha rigettato l’istanza di rimozione. Anzi, sarebbe stato gravissimo il contrario, in quanto palesemente in contrasto con l’articolo 21 della nostra Costituzione, che garantisce la libertà di pensiero e di espressione. Articolo, questo, che è costato sangue e lacrime, dopo la dittatura fascista, e oggi non passa giorno che le sirene della sinistra vorrebbero rimodularlo, nel nome di una nuova dittatura ideologica.

Davvero strano – si fa per dire – che quella stessa parte che lancia grida di allarme per il nuovo fascismo targato Giorgia Meloni, sia il soggetto più impegnato nell’impresa di indottrinare gli italiani su temi come diritto di aborto, eutanasia, utero in affitto, droghe legali, famiglie fluide con tanto di arcobaleno. Dunque – con una chiara manifestazione di spirito autenticamente democratico! – che fa il Comune di Torino? Per bocca del suo Assessore alle Pari Opportunità, in concerto con l’Assessore alle Affissioni, dichiara di “non condividere (lo IAP) … siamo convinti che sia tempo di mettere mano al regolamento comunale”. Tradotto: dato che l’Istituto di Autodisciplina emette giudizi che non ci piacciono, ci faremo un ufficio su misura per noi, che prenda le decisioni che ci piacciono!

Anche, ma non solo, alla luce di questi fatti, appare evidente che siamo di fronte a prove di regime, imponendo uno statuto etico intoccabile, cui tutti, volenti o nolenti, devono adeguarsi. Come ai tempi dell’etica del primato della razza, gli spazi di libertà di pensiero e di opinione vanno controllati e ristretti, e non è ammesso nessun pensiero contrario: chi pensa che l’aborto è la violazione del diritto alla vita di un piccolo innocente, è un criminale che non ha il diritto neppure di parlare.

Il Segretario PD, Enrico Letta, agita ogni giorno lo spettro della vittoria del centrodestra come un evento catastrofico, “pericoloso” per il nostro Paese. Chissà; ai posteri l’ardua sentenza. Però una cosa è certa, fin da oggi: se vincesse la sua area cultural-politica, la difesa della sacralità della vita diverrebbe un crimine contro lo Stato e al colpevole andrà tolto ogni diritto di parola e rieducato secondo i nuovi dogmi dei cosiddetti “diritti civili”.

Giunti a questo punto, viene quasi automatico ricordarsi l’appello di Renzo Arbore in una pubblicità alla birra italiana: “Meditate gente, meditate!”… a quale “birra” si darà il voto!

Riproduzione riservata

 

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