Quid est veritas? Cosa ne è della verità nel tempo di internet

Oggi è la "giornata internazionale per il diritto alla verità sulle gravi violazioni dei diritti umani e per la dignità delle vittime".
goto del parlamento

di Federico Vincenzi

Federico Vincenzi, avvocato, si occupa di legal tech. Collabora con Università della Lombardia, formatore presso diverse aziende. Segue progetti di start-up, ha fondato youjustice.net, sito per la gestione dei conflitti. Sposato con Dora, cinque figli, si diletta come scrittore.

24 Marzo 2023

Se leggete questo articolo, immagino, avete idee ben chiare su alcuni tipi di violazioni, come quelle al diritto di nascere, di avere un padre e una madre, il diritto a cure piuttosto che a una cesura rapida ed economica della vita sofferente, infine il diritto a una educazione libera.
Quindi la verità è chiara. Pulita.
Su questo siamo d’accordo. Noi.
E gli altri?
Ecco, questo è un punto importante, di cui dobbiamo drammaticamente renderci conto: siamo in minoranza. Oggi la stragrande maggioranza delle persone pensa che sia non giusto, ma sacrosanto, abortire a prescindere dalle ragioni, che un bambino basta volergli bene, e se poi al posto della mamma ha due papà pelosi no problem, che non ha senso accompagnare il parente malato se non in una clinica per l’eutanasia e – dulcis in fundo – morte alle scuole paritarie che costano e basta.
Questo pensano i più. Ma se la verità sta chiaramente da un’altra parte, come mai si è arrivati a questo punto?
Il tema è “la verità”.
Tutti conosciamo la famosa domanda che Pilato rivolse a Gesù: “Quid est veritas?”. Ora, a prescindere dalle letture teologiche certamente superiori a quanto il sottoscritto possa mai arrivare a produrre, mi colpisce il significato letterale della domanda: “Che cosa è la verità?”. Non “quale è“, ma “cosa è“. Un dilemma non da poco.
E quindi, oggi come duemila anni fa, chiediamoci: “cosa è la verità” (ovviamente io parlo di una verità con la “v” minuscola)?
La risposta istintiva – a mio avviso – potrebbe esser la seguente: “la verità è un fatto“.
Ma se fosse tale, allora perché la maggior parte delle persone non la vede? Basterebbe guardare, se fosse tale. Io per esempio in questo momento ho davanti a me un bicchiere. E’ un fatto, e per vederlo mi basta non voltarmi dall’altra parte. Mi si scusi la banalizzazione, ma serve per dare il metro del problema. Un fatto è lì, incontestabile.
Ma lo contestano, eccome.
Quindi, se non è un fatto, cosa è?
Per quanto amara sia la risposta, piaccia o non piaccia, oggi la verità è un prodotto. Quindi innanzitutto non qualcosa che è, ma qualcosa che viene creato. E poi come prodotto entra nel mercato, in un mercato pieno, intasato, nel quale non vince il prodotto migliore, ma quello che viene promosso meglio. Immagino che questo lo sappiate bene.
Oggi la gente non legge, non studia. Il principale veicolo di informazione è il web, e per la gran parte i social. Se lo dicono i social è vero. Senza se e senza ma. Basta leggere le prime due righe di ogni notizia per farsi una cultura.
Questo è il modo in cui si attinge alla principale fonte di conoscenza oggi (potrei scriverci pagine).
Baricco, in uno splendido libro (The Game) fa una osservazione drammatica in tema – appunto – di verità e web e definisce  questo ambiente: “un mondo in cui la verità dei fatti NON SIA POI COSI’ DECISIVA per formarsi delle opinioni o per prendere delle decisioni“, aggiungendo poi che “a sopravvivere non sarà la verità più esatta, ma quella più veloce”.
Capite?
Dobbiamo prenderne atto e non fermarci a recriminare.
Dobbiamo rimboccarci le maniche, capire come si fa oggi a far viaggiare veloce una verità. Capire quali sono i canali, i registri comunicativi per farla viaggiare. Perché chi non viaggia sta fermo. E gli altri passano avanti. Ne siamo testimoni.
Dobbiamo far tutto questo per svelare di nuovo la bellezza della verità.
Un giorno Lord Chesterton disse “sguaineremo la spada per dimostrare che in primavera le foglie sono verdi”.
Verdi come la vita, che ci sta tanto a cuore.
Federico Vincenzi

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