Riflessioni

C'è una cosa - nell'intervista di Elon Musk - che mi colpisce.

di Federico Vincenzi

Federico Vincenzi, avvocato, si occupa di legal tech. Collabora con Università della Lombardia, formatore presso diverse aziende. Segue progetti di start-up, ha fondato youjustice.net, sito per la gestione dei conflitti. Sposato con Dora, cinque figli, si diletta come scrittore.

27 Luglio 2024

C’è una cosa – nell’intervista di Elon Musk – che mi colpisce.
Prima, però, un breve sunto: ha diversi figli. E tra questi uno ha intrapreso quello che alcuni definiscono “percorso di transizione”. Più direttamente, è un cosiddetto transgender.
Che odia il papà, tra l’altro.

Nell’intervista Musk grida al tradimento. Ritiene di esser stato ingannato, di aver dato il consenso perchè spaventato dal rischio di suicidio del figlio, dato per sicuro se quel suo desiderio non fosse accolto.
Ma non è questo ciò che mi colpisce. Piuttosto resto per certi versi affascinato dalla chiusura dell’intervista: “sposterò la produzione di X in Texas”. Questo per ripicca, è il caso di dirlo, verso la poca trasparenza, o addirittura dalle sue parole a causa dell’ingannevolezza, delle comunicazioni fatte alle famiglie sul tema dell’identità di genere.
Perchè mi colpisce?
Innanzitutto mi si consenta una piccola parentesi sul personaggio. E soprattutto un invito: non lo si giudichi. Sono il primo ad essere consapevole che Musk ha assunto spesso posizioni più che discutibili. Ma non è la persona che possiamo giudicare, nel bene o nel male. Ciò che possiamo valutare è l’atto. E in questo atto ci vedo una parola: coraggio. Sì, il coraggio di esporsi assumendo una posizione chiara contro l’ideologia imperante e maggioritaria. Quell’ideologia che arruola milioni di adepti pronti a fartela pagare se non ti allinei. A boicottarti, a non comprare i tuoi prodotti, a licenziarsi. Insomma, a fare terra bruciata attorno al malcapitato che si permette di gridare il suo dissenso.

Ebbene, chiediamoci se abbiamo tutti quel coraggio.

O se, prima di esporci, prima di dire che siamo contro l’aborto, contro l’ideologia gender, contro l’eutanasia in un angolo del nostro cervello non scatta una vocina che ci chiama alla prudenza. Che ci dice: “che fai? E se poi qualcuno pensa male di te? Magari quel cliente, o quell’amico che sai che la pensa diversamente”. E allora tentenni. Non sai che fare. E te la racconti: in fondo – pensi – a chi interessa quel che dico io? E taci.

Quanti personaggi la pensano come noi, quanti sono del tutto concordi con le idee del Family Day ma, dicono poi, non è possibile esporsi se non a rischio di ritorsioni ideologiche, spesso feroci (alla faccia della democrazia)?
Per carità: nessun giudizio. Li capisco. E proprio per questo penso che il gesto di Elon Musk vada apprezzato. Ne pagherà le conseguenze, anche se comunque per arrivare a fine mese ne avrà comunque. Ma le pagherà.

E forse può esser una lezione per noi. Che il coraggio ci guidi.

FOTO ANSA

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