La vicenda Scurati ha destato certo parecchio scalpore. Forse troppo. Vero o falso che fosse il veto alle sue parole, o quale comunque sia stata la percentuale di censura politica e quale di budget ad aver tagliato il suo monologo facciamo fatica a capirlo. Ma poco importa: sta di fatto che per l’opinione pubblica lo scrittore è stato messo a tacere.
Censura, dittatura, oscurantismo. Bruciano i libri.
Quanti esponenti della cultura, e soprattutto del politicamente corretto, hanno alzato la voce paventando il ritorno di una specie di nuova inquisizione nera. Lo hanno fatto peraltro senza essere censurati: lo sottolineo giusto per far capire che se di fatto ci fosse una regia dittatoriale non si tapperebbe la bocca solo al vate della ribellione, ma anche a tutti i suoi adepti.
Ma tant’è.
Poi però capita di leggere che giusto ieri il ministro della Famiglia Roccella, che sui temi cari agli ideologi della piena libertà ha idee chiare, si presenti agli Stati Generali della Natalità e, udite udite, vien messa a tacere. Non dall’alto di una strana regia (forse), ma dal basso, ossia da un manipolo di studenti che dalle tribune hanno gridato al punto da impedirle di prendere parola.
E lo ripeto: impedirle di parlare.
Perchè?
Perchè, gridavano i ragazzetti, “sul corpo mio decido io”. E’ evidente il riferimento all’aborto. Ma non è questo il tema. Il tema è, tanto per cambiare, la libertà a due marce, o meglio, a senso unico. Il tema è l’indifferenza dei tanti, troppi che avevano gridato allo scandalo se un loro compagno di idee libertarie forse ma forse non aveva potuto fare un monologo ben pagato. Indifferenza di costoro, tutti costoro, verso un gesto ignobile e prepotente: togliere la parola ad una persona. Persona prima ancora che Ministro.
Ebbene, dico a tutti coloro che non hanno sollevato nemmeno un sopracciglio verso questa censura, perchè davvero di censura si tratta: Vi va bene?
E’ accettabile che in uno stato libero e democratico siano messe sempre, sempre a tacere le voci non gradite dal politicamente corretto?
E’ accettabile che ciò sia fatto, attenzione, non con argomenti ma con le grida?
E’ questo che mi colpisce: non c’è stato un dialogo, non ci sono stati studenti che sono saliti sul palco ed hanno contestato con argomenti (plausibili o meno poco importa per quel che sto dicendo) quel che probabilmente avrebbe detto il Ministro. No: nessuna parola civile, solo grida e urla.
Questo è il modo. Questo, apriamo gli occhi, lo stile di chi parla di libertà, ma non vuol nemmeno ascoltare cosa pensa e dice l’altro.
Questa la loro violenza, perchè violenza non è solo dare una sberla in faccia, ma anche porsi con prepotenza ed imporre qualcosa agli altri.
Mi chiedo, francamente, quanti di quei ragazzi abbiano approfondito il tema o i temi per i quali sono tanto pronti a gridare. Quanti abbiano mai accettato di sentire anche l’altra campana. Quanti trovino scandaloso ammettere i prolife dove si praticano aborti per permettere alla gestante di sentire le due voci e decidere liberamente.
Quanti, insomma, di loro parlano di libertà, ma non sanno nemmeno cosa essa sia?
Vivono di slogan, dell’imposizione delle loro urla sulle idee degli altri.
E poi dicono: “il corpo è mio e decido io”.
Ebbene, a loro dico: decidi pure per te, ma lasciami parlare. In fondo il corpo è mio, e se voglio parlare, decido io. Non tu.
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