Scelta di campo tra chi sostiene l’ideologia gender e chi vi si oppone

Elezioni: la posta in gioco è davvero alta: si tratta di scegliere fra chi sostiene l’ideologia gender con l’artifizio di negarla, e chi la riconosce contrastandola ogni giorno, dal Parlamento alle scuole
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di Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951 Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

28 Luglio 2022

Pubblichiamo per gentile concessione del quotidiano “La Verità”.

I tempi di questa campagna elettorale sono drammaticamente ristretti e, dunque, non c’è tanto spazio per considerazioni di ampio respiro. Mi capita raramente, ma questa volta condivido l’appello che Enrico Letta ha lanciato ieri ai suoi: “Concentriamoci veramente su questo. O noi o loro. O Meloni o noi … questo dobbiamo far entrare nella testa di tutti gli italiani …”. Non è per nulla sbagliato, perché obbliga ad assumere una scelta chiara, lucida, consapevole di quale genere di società vogliamo costruire per il nostro Paese, almeno per i prossimi cinque anni. Ciò impone di guardare con chiarezza alle proposte che ci provengono dai partiti, alla luce non degli spot elettorali – che durano il tempo della campagna per venire affossati il giorno dopo – ma dei fatti concreti, che già oggi caratterizzano il nostro vivere quotidiano.

Lo spunto in tal senso ci viene proprio da Enrico Letta che, nel prosieguo del citato appello, dichiara: “Sentiremo parlare di bambini minacciati da un’esistente ideologia gender …”. Se vogliamo accordare la buona fede ad un’affermazione di questo tipo, questa non può che derivare dal fatto che il su citato uomo politico del mondo scolastico italiano sa poco o nulla. Vissuto per cinque anni Oltralpe e in “tutt’altre faccende affaccendato”, per dirla con il Giusti, ha verosimilmente cercato di aggiornarsi con Alessandro Zane la sua proposta di legge, leggendo – ahinoi – male anche questa, dato che proprio in quel testo si descrive – nero su bianco – il caposaldo dell’ideologia gender: il genere è un’auto-percezione libera, individuale, modificabile in ogni momento. Una percezione di sé che nega il dato naturale dell’appartenenza ad un solo genere, femminile o maschile.  Sempre in quel testo, si raccomandava che soprattutto il mondo della scuola – di ogni ordine e grado – veicolasse questa ideologia a tutti i nostri figli e nipoti, grazie alla celebrazione di una speciale “giornata nazionale” appositamente dedicata. Come se non bastasse, potremmo consigliare il segretario PD di farsi un giretto in quelle scuole dove – senza alcuna normativa vigente sul tema – si sta applicando la cosiddetta “carriera alias” che, per dirla in sintesi, prevede che uno studente possa ottenere di cambiare la propria anagrafica – da femmina a maschio e viceversa – sulla base della propria auto-percezione del momento. Come si chiama tutta questa assurdità? Si chiama “ideologia gender” che, purtroppo, non solo esiste, ma che sta tragicamente entrando nella cultura e nel costume del nostro popolo.

Come sempre fa chi vuole indottrinare, si parte dai più deboli, inesperti e fragili, come sono bambini e adolescenti. Senza dimenticare che perfino la TV pubblica – quella finanziata dai soldi dei cittadini – abbonda quotidianamente di spot, fiction, novelas e cartoons in cui si promuove un’identità di genere fluida, variabile, confusa, non chiaramente identificabile, con l’allegato incoraggiamento alle più stravaganti forme di orientamento sessuale. “Serietà e patriottismo … unità e fiducia”, valori auspicati in quell’intervento, non possono che essere accolti da chiunque ami il nostro Bel Paese, ma la condizione previa, inderogabile, è che si dica la verità e ci si informi correttamente, prima di fare affermazioni quantomeno infondate.

La posta in gioco è davvero alta: si tratta di scegliere – nella fattispecie – fra chi sostiene l’ideologia gender con l’artifizio di negarla, e chi la riconosce contrastandola ogni giorno, dal Parlamento alle scuole. Sostenere la proposta Zan va esattamente in direzione ideologica. Dunque, oggi più che mai “O noi, o loro”!

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