Se volete prevenire il bullismo, o almeno provarci..

Recenti studi hanno approfondito le conseguenze che l’uso di cellulari e soprattutto di social stanno provocando sul cervello di tutti, sia chiaro, compresi i giovani che però non hanno vissuto, come noi più attempati, anche esperienze diverse.

di Federico Vincenzi

Federico Vincenzi, avvocato, si occupa di legal tech.
Collabora con Università della Lombardia, formatore presso diverse aziende.
Segue progetti di start-up, ha fondato youjustice.net, sito per la gestione dei conflitti.
Sposato con Dora, cinque figli, si diletta come scrittore.

7 Febbraio 2022

Il cyberbullismo è purtoppo un fenomeno diffuso.
Non serve molto, non servono offese o minacce: basta che un video, una foto, anche semplicemente imbarazzante sia diffusa contro, o più probabilmente oltre, la volontà della persona, del ragazzo o della ragazza di norma, che compare, e soprattutto che ne teme la diffusione.

Per fortuna da più parti si cerca di aiutare i giovani a fronteggiare il tema. Però vorremmo ricordare che i giovani son le vittime, talvolta i carnefici, ma non possono esser la soluzione. Quella deve venire da noi, genitori, e allora si è pensato di dare un piccolo contributo. Piccolo, sintetico, più che altro di orientamento.
E allora andiamo per punti:

La scuola è importante, è il primo interlocutore. Ma attenzione: sono professori, non esperti. Sanno insegnare, ma siamo sicuri che parlar con loro, prima che con chiunque altro, sia la soluzione migliore? Sapranno gestire la situazione o rischiano di aggravare la situazione? Non dico di escluderli dalla strategia, ma di coinvolgerli con attenzione, magari non in un primissimo momento.

Un sano e onesto dialogo tra famiglie, senza aggressività e presunzione di ragione, è un buon punto di partenza. Non è male cercare, con tutta la delicatezza del caso, un contatto tra famiglie. Magari addirittura con un invito a cena, o per una merenda. Probabilmente i giovani non parteciperanno volentieri, ma guardarsi in faccia li aiuterà a capire che sono persone, non schermi.

Ciò che è online resta, quindi la prima cosa da fare è cercare di bloccare la diffusione di foto, immagini o simili. Ci sono le istituzioni: la polizia postale, il garante privacy: non vanno dimenticati; Ci si può rivolgere a loro per arginare la diffusione di immagini lesive, o per segnalare e chiedere la rimozione di contenuti “imbarazzanti”.

In ogni caso: fare usare meno il cellulare (e simili) ai figli, e magari iniziare a usarlo meno noi.

Sono poche regoline di buon senso, ma importanti. Recenti studi hanno approfondito le conseguenze che l’uso di cellulari e soprattutto di social stanno provocando sul cervello di tutti, sia chiaro, compresi i giovani che però non hanno vissuto, come noi più attempati, anche esperienze diverse. Ci sono due conseguenze, tra le altre, che vorremmo sottolineare: la caduta nella capacità di concentrazione e pensiero, la mancanza di empatia nelle relazioni sociali.

In poche parole: un regresso verso lo stato animale nel quale i ragazzi faticano ad organizzare un pensiero lineare e, nel contempo, spesso non si rendono conto del male che possono fare agli amici. Non è questo il caso di allarmarsi, ma di trovare soluzioni. E gli studi citati le propongono: leggere libri per riprendere il pensiero; conversare di persona, soprattutto in famiglia, per recuperare l’empatia.

Come potete ben capire, sono atti difficili se vicino a noi c’è una scatolina di metallo con uno schermo che ci rapisce, sempre, inevitabilmente.

Quindi, se volete prevenire il bullismo, o almeno provarci: fateli leggere, parlate con loro e, suvvia, smettete di farlo dando uno sguardo al cellulare. Non c’è nulla di più importante ed urgente di loro, e del loro bene.

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