Sì, sulla vita stavolta si vota. La destra abbia coraggio. Di Massimo Gandolfini

In ordine ai temi della vita e della famiglia il mondo prolife si aspetta che qualcuno, qualche partito, abbia il coraggio di assumerli e di farne la propria bandiera.
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di Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951 Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

1 Settembre 2022

Pubblichiamo per gentile concessione del quotidiano “La Verità”

In questi gironi, le polemiche sull’aborto e sulla legge 194 hanno reso chiaro che il vero, sostanziale discrimine fra centrodestra e centrosinistra sono proprio i temi etici, che riguardano la vita, la famiglia naturale e la libertà educativa. Il manifesto politico di PD e associati (LEU, Verdi, +Europa), come quello di Azione, non lascia adito a dubbi: i cosiddetti “diritti civili” (che per scrive sono da definirsi più correttamente “incivili”) – dall’eutanasia al “diritto” d’aborto, dal matrimonio egualitario all’utero in affitto, dalla cannabis all’indottrinamento gender grazie ad una nuova legge Zan – sono per questi un tratto qualificante, irrinunciabile, una bandiera identitaria.

Chi voterà quei partiti, avrà ben chiaro che sceglie di dare il voto a scelleratezze di quel genere. I partiti del centrodestra paiono orientati a sostenere i principi e i valori su cui si fonda la storia del nostro popolo, anche se l’atteggiamento preferito anche da quelle parti è di parlarne sommessamente, il meno possibile, con un cenno di sfuggita, nel timore – neanche troppo tacito – di perdere consensi. In particolare, un argomento va maneggiato con estrema cautela: aborto e legge 194. Dunque, a questo proposito, vale la pena di fare qualche precisazione.

La premessa di valore culturale e sociale non può che essere che l’uccisione voluta di un essere innocente e indifeso è un atto criminale, che va contro la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, nata dopo i crimini nazisti. La stessa moratoria che l’Onu chiese, e in larga parte ottenne, qualche anno fa circa la pena di morte, mosse proprio dall’assunto che la vita di un essere umano non può mai essere violata, neppure se colpevole di gravi delitti. Figurarsi se innocente! Ciò detto, chi lavora per il diritto alla vita del nascituro chiede al contempo che venga tutelata la donna e la sua maternità, dandole il concreto diritto di scegliere a favore della vita del suo bimbo, attraverso strumenti giuridici, amministrativi, economici, sociali.

Parto in anonimato, rapida adozione del bimbo esposto, aiuti economici per chi si trova in difficoltà finanziarie così da garantire la vita della mamma e del bimbo, strutture di alloggio per mamma e bimbo, duro contrasto, con pesanti sanzioni, ai contratti capestro che colpiscono la lavoratrice incinta, compatibilità fra maternità e lavoro, asili nido gratuiti, pannolini e latticelli gratuiti, e … largo spazio alla fantasia a tutto vantaggio della vita. E, qualora la gravidanza risultasse pericolosa per la vita della mamma, si torni al principio che da sempre, nella secolare storia della medicina, ha guidato l’atto medico abortivo: si privilegi, non senza rammarico, la vita della mamma. Questo, almeno in grandi linee, chiede il mondo prolife.

Chiunque vagheggi che dietro le quinte si vorrebbe il ritorno a sanzioni penali o carcerarie, si sappia che lo fa in malafede, mosso da ideologie che sviliscono la dignità della donna, spinta così a scegliere di sopprimere il proprio bimbo. Nessuna mamma al mondo vuole uccidere il suo bambino: se lo fa è perché è stata lasciata sola o perché è stata violentata da ideologie disumane che hanno messo in competizione la sua vita e quella del bimbo, descrivendo quest’ultimo come un peso di cui sbarazzarsi. La ferita del post-aborto –ce lo dicono anni di pratica clinica – non si cancella mai: prevenire l’aborto è salvare due vite. Dunque, con queste premesse, la legge 194 si può modificare: il totem del laicismo non è intoccabile.

In ordine ai temi della vita e della famiglia – temi di profonda caratura identitaria – il mondo prolife si aspetta che qualcuno, qualche partito, abbia il coraggio di assumerli e di farne la propria bandiera, almeno tanto quanto altri fanno dell’aborto e di altre scelleratezze la propria bandiera. Il costo dell’energia, le bollette pesanti, l’autunno difficile, il risparmio energetico, l’allocazione del PNRR: tutti grandi problemi, la cui soluzione è talmente complicata che difficilmente saranno un vero discrimine fra partito e partito, perché alla fine far quadrare i conti non ha colore politico. Che ha colore politico, che mette in chiaro volontà politiche diverse, addirittura opposte, sono proprio i temi etici: fra chi sta dalla parte della difesa della vita e chi sceglie di servire l’idolo di un laicismo esasperato, chiamato “autodeterminazione” senza limiti.

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