SUICIDIO ASSISTITO, VOTO INCOSTITUZIONALE

Di fronte a condizioni di dolore, sofferenza, solitudine, che offuscano ogni speranza fino ad evocare la morte, la risposta è l’indifferenza sociale, l’abbandono, l’eliminazione fisica del problema, nascosti dietro il più vergognoso degli alibi: “Lo vuole lui. L’ha chiesto lui”!

di Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951 Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

17 Gennaio 2024

Pubblichiamo per gentile concessione del quotidiano “Il Giornale di Brescia”

Martedì 16 gennaio, il Consiglio Regionale del Veneto verrà chiamato a votare il progetto di legge 217 di iniziativa popolare, sostenuto e patrocinato dall’Associazione radicale “Luca Coscioni”, che prevede la legalizzazione del suicidio assistito, in Regione Veneto. I profili di assoluta inaccettabilità di questa iniziativa, riguardano sia il metodo che il merito, cioè la sostanza, del provvedimento che si andrà a votare. Prescindendo dal valore di fondo, per cui uno stato civile non commina mai la morte di un essere umano (leggi il testo della moratoria ONU alla pena di morte, 18 dicembre 2007 – proposta, peraltro, fortemente voluta e sostenuta dall’Italia, governo Prodi), il testo del pdl, partendo dalla sentenza 242/19 della Corte Costituzionale relativa all’articolo 580 codice penale (istigazione e aiuto al suicidio), ne formula una lettura faziosa e stravolta. Nella citata sentenza, la Consulta stabilisce le condizioni per cui non è punibile chi abbia realizzato un proposito suicidario richiesta da altra persona.

Detto in modo semplice, la Consulta ha definito una sorta di “area di non punibilità”, descrivendo analiticamente le condizioni che fanno da confine invalicabile. Dunque, nulla a che fare con il “diritto alla morte” e men che meno con il “diritto al suicidio assistito”, di cui si parla – al contrario – nella Relazione illustrativa del pdl radicale. A conferma, basta leggere la sentenza 50/22 con cui la stessa Corte ha dichiarato inammissibile – perché incostituzionale – il referendum abrogativo dell’art.579 C.P. proposto dalla Luca Coscioni: richiamando ordinanze e sentenze precedenti (35/1997, 223/1996, 207/18) e l’articolo 2 della Convenzione CEDU (Corte Europea Diritti Umani), firmata a Roma nel 1950 e ratificata in Italia con la legge 848/55, conclude che “dovere dello Stato di tutelare la vita di ogni individuo, non quello – diametralmente opposto – di riconoscere all’individuo la possibilità di ottenere dallo Stato o da terzi un aiuto a morire”. Del resto, è ben noto ad ogni cittadino che non abbia il cervello inquinato da ideologie incivili ed antiumane, che la totalità del nostro diritto, dalla Costituzione ai Codici penale e civile, sul principio di tutela e difesa del diritto alla vita. Lo stesso articolo 5 del Codice Civile vieta atti di disposizione del proprio corpo quando questi provochino una diminuzione permanente dell’integrità fisica, o comunque contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume. Che dire, allora, di un atto che annienta la vita stessa della persona, senza possibilità di ripensamento o di riparazione? Altrettanto inaccettabile è l’aspetto procedurale – cioè il metodo – con cui una Regione si arroga il diritto di decidere su questioni di “fine vita”.

Proprio la Corte Costituzionale – che la legge popolare continua a citare, manipolando a proprio uso e consumo (come abbiamo visto) la sentenza 242/19 – nel 2016, sentenza 262, aveva dichiarato incostituzionale la legge regionale del Friuli Venezia Giulia, che si proponeva di rimediare all’inerzia del legislatore statale in ordine a disposizioni anticipate di trattamento. La Suprema Corte, con riferimento all’articolo 117, comma 2, della Costituzione, dichiarò che “data le sua incidenza su aspetti essenziali della identità e della integrità della persona, una normativa in tema di disposizioni di volontà relativa ai trattamenti sanitari nella fase terminale della vita, necessita di uniformità di trattamento sul territorio nazionale, per ragioni imperative di uguaglianza, ratio ultima della riserva allo Stato alla competenza legislativa”. In sintesi: leggi sul fine vita non sono competenza delle Regioni. Solo il Parlamento ha il potere di legiferare. Su questo aspetto, investita della questione, è intervenuta l’Avvocatura dello Stato il 16 novembre 2023: una legge regionale sul suicidio assistito è incostituzionale, in quanto un Consiglio regionale è incompetente sul tema. Quand’anche il Parlamento si dimostri inerte o indifferente, ciò “non vale a giustificare in alcun modo l’interferenza della legislazione regionale”.

In conclusione, è doveroso sottolineare la completa disumanità ( e inciviltà) che queste proposte di legge sul suicidio assistito portano con sé, ove le Cure Palliative vengono di fatto ignorate. Di fronte a condizioni di dolore, sofferenza, solitudine, che offuscano ogni speranza fino ad evocare la morte, la risposta è l’indifferenza sociale, l’abbandono, l’eliminazione fisica del problema, nascosti dietro il più vergognoso degli alibi: “Lo vuole lui. L’ha chiesto lui”! E’ il trionfo della “cultura dello scarto”. Se si approvano leggi che favoriscono l’assurdità del “diritto di morire”, a farne le spese saranno certamente le persone più deboli, più fragili, più sole e – come è accaduto in tutti gli stati che hanno già legiferato in tal senso – si passerà rapidamente dalla morte richiesta dal singolo, alla morte decisa dallo Stato. Vedi Regno Unito!

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Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951 Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

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