Uomini e donne devono vivere da alleati, non da nemici

Se vogliamo andare alla radice del problema della violenza sulle donne, è assolutamente indispensabile mettere in campo ogni forza per ricostruite solidarietà, alleanza, condivisione, sana complicità di pensiero e di azione fra mamma e papà, fra donna e uomo.

di Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951 Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

26 Novembre 2023

Pubblichiamo per gentile concessione del quotidiano “La Verità”

La tragica e dolorosissima vicenda di Giulia e del suo assassino, Filippo, sta suscitando una serie di considerazioni che, con al di là della comprensibile emozione che ha colto tutti, ci sta facendo correre il rischio di confondere il sintomo con la causa. Quando abbiamo la febbre, cercare di bloccarla e contrastarla è certamente corretto, ma non ci si può fermare lì: dobbiamo cercare la malattia che provoca la febbre, altrimenti il problema non solo non si risolve, ma anzi continua a svilupparsi e a peggiorare. In medicina si fa la netta distinzione fra terapia “sintomatica”, cioè che affronta il sintomo (febbre), e terapia “etiologica”, cioè che individua la malattia che provoca quel sintomo e cerca di debellarla.

Se si sbaglia la diagnosi circa la malattia, contenere la febbre serve a poco, perché il “male” procede indisturbato. E’ quanto sta accadendo negli ultimi tempi in ordine alla drammatica piaga della violenza sulle donne: stiamo tentando di contrastare gli atti di violenza – certamente utile e doveroso – ma stiamo sbagliando la diagnosi. Almeno nella misura in cui si ripete con pervicacia che la causa è la cultura “patriarcale”. Quando poi si ascoltano interviste TV di cosiddetti ”esperti” che dichiarano che la morte della cara Giulia è un “omicidio di stato”, in cui si intravvede la responsabilità del governo attuale, in quanto forte sostenitore di valori quali “Dio, patria e famiglia”, cascano le braccia per l’assoluta stoltezza di simili affermazioni: se questi sono gli esperti che devono individuare la causa della tragedia, se questa è la diagnosi, siamo proprio messi male!

Verrebbe da ridere, se la posta in gioco non fosse di una gravità eccezionale. Chi parla di “patriarcato”, o mente sapendo di mentire (e vogliamo credere che non sia così) o parla senza cognizione di causa. Parla di ciò che non conosce. La cifra prima ed ultima del patriarcato – potremmo dire, il suo DNA – è il potere pressochè assoluto attribuito al capofamiglia, maschio e arbitro indiscusso della gestione di tutti i componenti della sua famiglia. Così è stato certamente, pur con varianti territoriali, nei secoli scorsi, ma con l’accadere della rivoluzione francese, della rivoluzione industriale e della rivoluzione comunista, il bersaglio forse più duramente colpito è stato proprio la famiglia, patriarcale o no, con un processo di capillare decostruzione soprattutto della figura paterna, letta in chiave “dittatoriale e imperialista”. Oggi, in epoca post-moderna, il vero problema sociale non è il “padre – padrone”, ma semmai proprio il contrario: il padre assente, insignificante, annullato, soprattutto per le nuove generazioni. Tutta la psicologia dell’età evolutiva afferma l’importanza delle due figure genitoriali, ai fini della crescita armonica ed equilibrata dei figli, ove complementarietà e reciprocità maschio e femmina – padre e madre – sono la chiave del benessere infantile/adolescenziale.

Donna e uomo non sono nemici, sono quantomeno alleati, ricercando e trovando, proprio in quell’alleanza, la forza per affrontare i mille problemi della vita, in particolare della prole. Scatenare odio verso il padre, parlando di un assurdo quanto inesistente “patriarcato”, fa tanto male quanto fomentare astio verso la madre, incapace per natura. Fa tanto male ai figli e all’intera società. Se vogliamo andare alla radice del problema della violenza sulle donne, è assolutamente indispensabile mettere in campo ogni forza per ricostruite solidarietà, alleanza, condivisione, sana complicità di pensiero e di azione fra mamma e papà, fra donna e uomo.

Non è certamente scatenando l’ira contro l’uomo che risolveremo il problema, ricordando quell’antico adagio che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Errori se ne sono fatti molti, troppi; le donne sono state gravemente colpite nella loro dignità e numerose sono le ingiustizie di cui è stato oggetto il mondo femminile: si deve cambiare registro e lo si deve fare promuovendo la sapiente e benefica cultura del reciproco bisogno ed aiuto fra uomo e donna, fra madre e padre. Se mai ce ne fosse bisogno, ce lo dicono anche i dati che ci provengono dal mondo in tema di femminicidi: l’Italia, con tutti i suoi limiti, occupa grazie a dio, il fondo della classifica, preceduta da Stati Uniti, Paesi Scandinavi, Germania, Francia e molti altri, tutti Paesi in cui certamente il cosiddetto “patriarcato” è morto e sepolto da tempo.

Auguriamoci di abbandonare le ideologie del laicismo imperante, per guardare con lucidità la concretezza della storia che stiamo vivendo, evitando di incorrere nell’errore di confondere il sintomo con la malattia. Non è certamente la soluzione di tutti i problemi, ma promuovere la cultura dell’alleanza e della reciprocità fra uomo e donna, dove uno ha bisogno dell’altra, piuttosto che quella dello scontro e dell’odio, potrà aiutarci a sanare la terribile piaga della violenza sulla donna. Ripetiamo: non è tutto, ma è una buona strada.

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Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951 Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

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