I have a dream

Giornata mondiale dei sogni

di Federico Vincenzi

Federico Vincenzi, avvocato, si occupa di legal tech. Collabora con Università della Lombardia, formatore presso diverse aziende. Segue progetti di start-up, ha fondato youjustice.net, sito per la gestione dei conflitti. Sposato con Dora, cinque figli, si diletta come scrittore.

25 Settembre 2023

I Have a dream.

Motto famoso vero?
Ho un sogno, sì! Avete capito bene.

Quale sogno?
Beh, è un po’ lungo. Sedetevi e ascoltatemi, perchè è un sogno lungo una vita.
Mi immagino sporco di sangue, in una stanza luminosissima. Piango. Sento freddo. Poi d’improvviso qualcuno mi prende, mi abbraccia. Sento male, dolore. Sento cose strane che mi premono e mi girano. Tutto è forte: luce, rumori. Sento anche gli odori. Ho paura.
Piango.

Ma poi faccio un salto nel tempo, e sto camminando. Ho imparato da poco. Certo, è difficile. In braccio sembrava tutto più sicuro. E certo meno doloroso: soprattutto lo spigolo di quel tavolo di vetro. Ci ho picchiato la fronte. Adesso è blu e c’è un cerotto. Ma il tempo passa, vola, e i miei compagni di asilo sono tanti. Alcuni sono simpatici, alcuni no. A me piace stare con Luca. Non lo so perchè, forse il motivo è che è basso e magro come me. Gli altri tendenzialmente mi ignorano.

Ma oggi che sono in quinta elementare le cose sono cambiate: eh si. Sono il più alto della classe. Forse un po’ bullo, ma ho voti altissimi e non mi faccio mai beccare dalla maestra. Il che significa che lei mi adora, alcuni compagni mi temono, molti mi seguono. E le femmine, beh, quelle sanno solo fare la sipa. Chissenefrega di loro. Anzi no, ora che qualche pelo mi è spuntato sul viso ho capito che hanno un ottimo profumo, e mi piace stare vicino a loro. Sento che il mio corpo vorrebbe avvicinarsi a Marta, il più possibile. Non ho ancora imparato a leggere questa sensazione, ma la sento: forte, imperiosa, dentro di me.

Ma lei non mi guarda: peggio per lei. Alla fine ho preferito Elisa. Sono tre anni che stiamo assieme: dal primo anno di liceo. E’ bravissima in disegno, e a dire il vero io copio da lei. Ma per farmi perdonare faccio matematica e latino da solo. Oddio: non sempre, diciamo che ogni tanto il mio amico Ettore fa società con me: mezzo lavoro per uno, utile pieno per entrambi. Abbiamo fiuto per gli affari, infatti ci siamo iscritti a Economia. Certo: pensavamo che fosse facile, e forse avremmo fatto meglio ad approfondire matematica con più passione. Ma ce la caveremo. Anzi: ce la siamo cavata: oggi siamo i titolari di una società che sviluppa servizi innovativi. Intelligenza Artificiale, mica poco. Siamo tra le prime tre società del nostro paese, abbiamo appuntamenti ovunque e settimana prossima due scadenze: un premio a Bruxelles, una causa in tribunale. Gioie e dolori: la vita è questa. Ma si va avanti, anche perchè se ci scoraggiassimo che esempio daremmo ai nostri figli? Li vedo crescere: Erika è uguale a sua mamma, Marco anche. Io sono l’intruso genetico di famiglia, ma quando vedo che sorridono capisco che in loro c’è qualcosa di me. E che mi guardano. Ogni tanto mi giudicano: avere dei figli adolescenti è come correre in salita con ferri da stiro ai piedi e due sacchi di sabbia come zavorra, sotto la grandine per giunta.

Ma prima o poi questo tempo passa, e oggi che sono nonno li vedo correre con la testa sulle spalle. Mi chiedo se sia anche merito mio. Forse si, forse no. In fondo si sente sempre dire che i genitori sono la causa dei problemi dei figli. Mai una volta che si senta dare merito dei pregi…
Insomma: abbiate pazienza se sono stato lungo. Sono vecchio, prossimo a finire i miei giorni. Un male incurabile ha preso il mio corpo, e se lo sta portando via.

Senza rimpianti: ho avuto una vita splendida. Splendida perché normale.

Questo è il mio sogno. Da cui non mi desterò mai. Qualcuno ha impedito che i miei occhi si aprissero.

Sono un bambino abortito

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Federico Vincenzi

Federico Vincenzi, avvocato, si occupa di legal tech. Collabora con Università della Lombardia, formatore presso diverse aziende. Segue progetti di start-up, ha fondato youjustice.net, sito per la gestione dei conflitti. Sposato con Dora, cinque figli, si diletta come scrittore.

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