E’ la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
Contro tutte le violenze.
Le recenti olimpiadi hanno palesato che, anche nel mondo occidentale, alcune forme di violenza contro le donne devono essere “tollerate” in nome del politicamente corretto.
La pugile Angela Carini ha pagato in prima persona il prezzo della supremazia inclusiva ai danni del rispetto sulle donne.
Come è stato osservato, la realtà fa “a pugni” con l’ideologia, tant’è che sulla vicenda ha imperato il silenzio dei collettivi femministi, tranne rare eccezioni.
L’ideologia, si sa, tende anche a camuffare la verità, travestendo di normalità il desiderio di soddisfare la maternità/paternità di chi non può o non vuole generare un figlio, arrivando a spacciare per “libera” la decisione di quelle donne, spesso povere e quindi ancora più deboli, che affittano il loro utero.
Numerosi studi scientifici documentano come tale pratica – in Italia reato punibile anche se commesso all’estero – metta a repentaglio la salute, sia fisica che psicologica, delle donne. La verità è che, con o senza corrispettivo, la loro dignità viene gravemente lesa, così come quella del bambino, prodotto della gestazione (e non di un amore) e oggetto di un contratto. Non è anche questa una forma di violenza?
Se questa è la “miopia” di partenza con cui dobbiamo fare i conti, servono lenti grandi per guardare al mondo, accogliendo la vocazione internazionale della giornata, che invita a denunciare tutte le forme di violenze di cui milioni di donne, nel mondo e talvolta anche in Italia, sono vittime.
E’ pertanto doveroso ricordare che ogni anno, nel mondo, circa 12 milioni di donne vengono date in moglie durante l’infanzia, spesso prima dei 15 anni (https://www.minori.gov.it/it/notizia/matrimoni-precoci-rapporto-unicef). Ognuna di queste bambine/ragazze è stata obbligata a sposare un uomo sconosciuto, molto più grande di lei, e privata dei più elementari diritti, primo tra tutti la libertà. In Iraq, tra le altre cose, vi è un disegno di legge che mira ad abbassare l’età del consenso sessuale dai 18 ai 9 anni.
Lo stesso vale per le mutilazioni genitali femminili (F.M.G.), una pratica estremamente traumatica in grado di determinare gravi conseguenze sulla salute fisica, psichica e sessuale delle bambine e delle giovani ragazze che le subiscono. L’O.M.S. stima che sono più di 200 milioni le donne che hanno subito mutilazioni genitali nei paesi in cui si concentra la pratica, e sono a rischio di mutilazione circa 3 milioni di ragazze ogni anno, la maggior parte delle quali prima dei quindici anni (https://www.salute.gov.it/portale/donna/dettaglioContenutiDonna.jsp?lingua=italiano&id=4499&area=Salute%20donna&menu=societa).
In numerosi stati (solo per citarne alcuni: Pakistan, Afghanistan, paesi dell’Africa subsahariana, Corea del Nord e in Cina), sono migliaia le giovani donne che, a motivo della loro fede, vengono rapite e costrette a convertirsi, con minacce di morte e attraverso veri e propri complotti (https://acs-italia.org/wp-content/uploads/ppcm-22-1.pdf).
Ultime, ma non certo per importanza, le vittime dell’aborto provocato. Esseri umani dotati di due cromosomi XX sin dal loro concepimento uccisi – più o meno consapevolmente – prima di nascere.
Una volta di più val la pena ribadire che l’aborto non è un diritto, perché, l’uccisione di un essere umano innocente non può costituire l’oggetto di un diritto di alcuno, né della donna che lo porta in grembo, né di qualsiasi altra persona o dello Stato (https://www.centrostudilivatino.it/laborto-non-puo-essere-un-diritto-e-scriverlo-in-costituzione-e-un-oltraggio-per-la-ragione-naturale-e-la-morale/).
La giornata di oggi sia l’occasione PER fare cultura nella verità, soprattutto ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze, CONTRO l’ignoranza, causa di tutte le violenze, non solo di quelle che invadono la cronaca nera.
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