Roma e Pavia: i dem al potere impongono teorie gender a scuola

Non è instillando dubbi o promuovendo il menu dei possibili “generi” (siamo arrivati a circa 80!), da sottoporre a minori “confusi” che si fa il loro bene.

di Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951 Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Ha diretto dal 1997 il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

23 Gennaio 2025

Il copione si ripete: quando la sinistra occupa un posto di potere – in questo caso il Comune di Pavia – impone immediatamente la propria devastante agenda “pro- gender”, indottrinando bambini, ragazzi e giovani secondo ideologie che nulla hanno a che fare con l’educazione scolastica e, soprattutto, con il giusto contrasto ad ogni forma di bullismo, violenza, discriminazione nei confronti di chiunque. La tattica è la solita: con il pretesto dell’educazione al rispetto, si introducono nelle scuole di ogni ordine e grado corsi di educazione sessuale secondo i criteri della cosiddetta “identità di genere”, che prescinde dalla identità sessuale naturale che caratterizza ogni uomo e donna sulla faccia della Terra, dai primordi dell’umanità.

Promotore a Pavia è, come al solito, l’assessorato alle Pari Opportunità, prevedendo quattro moduli per scuole elementari, medie e superiori: due moduli certamente di valore etico-sociale – uno sul tema della disabilità ed uno sul tema “disabilità e diritti”, gestito da ANFASS – e due sue questioni tipicamente ideologiche. “Dentro l’arcobaleno”, gestito da “Coming Aut LGBT+” su orientamento sessuale e identità di genere, e “Pari lo impari” sulla cosiddetta “violenza di genere”, gestito dalla cooperativa “LiberaMente”, con lo scopo di eliminare stereotipi culturali e sociali ritenuti divisivi e forieri di violenza. Se andiamo sul sito internet di questa associazione, troviamo immagini quantomeno scioccanti e inopportune e non possiamo non chiederci – come genitori, nonni, educatori, persone adulte con senso di responsabilità – quale bene mai potranno fare percorsi ed immagini che violano drammaticamente l’innocenza dei bambini e la complessa delicatezza che caratterizza lo sviluppo della personalità affettiva dei minori.

Quale genitore farebbe mai un poster da appendere nella cameretta del proprio figlio/figlia con un’immagine del genere?
Salvo l’ossessione ideologica che si propone di pervertire la coscienza di bambini e ragazzi, perché mai si deve cercare di confondere l’armonia dello sviluppo affettivo e sessuale che conduce alla consapevolezza di sé come femmina o maschio? I rarissimi casi di “incongruenza di genere” vanno attentamente e delicatamente presi in carico, con assoluto rispetto, dentro un quadro di costante collaborazione fra genitori e professionisti della materia: così si comporta una società davvero inclusiva e civile.

Non è certo instillando dubbi o promuovendo il menu dei possibili “generi” (siamo arrivati a circa 80!), da sottoporre a minori “confusi” che si fa il loro bene. Va ribadito con forza ed è, dunque, una verità incontestabile: quasi tutti i Paesi che da anni hanno sostenuto percorsi di carattere affermativo circa l’identità di genere percepito, con le relative pratiche di transizione sessuale, stanno facendo passi indietro, alla luce dei disastri provocati. Anche per questa ragione, diventa sempre più irragionevole anche l’iniziativa del Comune di Roma che in questi giorni ha deciso di finanziare con 420.000 euro un progetto di educazione scolastica sessuo-affettiva, intriso di ideologia gender, segnato dalla presenza di Marilena Grassadonia, coordinatrice dell’ufficio diritti LGBTQ+ e già presidente di “Famiglie Arcobaleno”, che prevede il coinvolgimento di “enti del terzo settore con esperienza specifica”. Tradotto dal politichese significa che nelle scuole romane vedremo come “docenti” militanti di associazioni LGBTQ+, collettivi transfemministi che insegneranno ai nostri figli il gender fluido, la carriera alias e il salutare cambio di sesso. Non si può non essere indignati di fronte al dilagare di progetti di tal fatta, finanziati con i soldi pubblici.

L’indignazione è importante, ma non è sufficiente: dobbiamo assumerci la responsabilità di usare ogni mezzo lecito e pacifico per fermare proposte ed autori di iniziative vergognose, che nulla hanno a che fare con l’educazione al rispetto della dignità di chiunque. E’ la dignità umana che va riconosciuta e rispettata, senza pervertire l’ordine naturale dei sessi e senza privilegiare le preferenze sessuali di nessuno.

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