Se ci si batte per la vita, l’astensione non è ammessa. Di Massimo Gandolfini

L’assenteismo, l’indifferenza, la rassegnazione, la delusione paralizzante, la resa di fronte al “male” non possono abitare nel cuore di chi crede in quel valore civico che si chiama “responsabilità”.

di Massimo Gandolfini

Nasce a Roma il 31 agosto del 1951 Nel 1977 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano con il massimo dei voti e lode. Nel 1981 si specializza in Neurochirurgia, sempre a Milano, e nel 1991 in Psichiatria, presso l’Università Statale di Brescia. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Fa parte del Cammino Neocatecumenale. Padre di 7 figli adottati. Presidente dell’Associazione Family DAY.

10 Agosto 2022

Pubblichiamo per gentile concessione del quotidiano “La Verità”

La vita, la famiglia naturale e la libertà educativa – i tre pilastri su cui si fondano i diritti umani e, quindi, la civiltà di un popolo – in questi giorni di scelte elettorali, hanno due nemici, entrambe molto pericolosi: la cultura radicale di sinistra da una parte, e l’assenteismo al voto dall’altra.

Ovviamente c’è differenza fra i due: la prima sostiene attivamente proposte che vanno in direzione opposta rispetto alla difesa della vita – basti pensare alla “morte volontaria medicalmente assistita” o alla promozione dell’aborto chimico “fai da te” e alla legalizzazione della cannabis – la seconda ha il sapore della rassegnata accettazione di fronte a qualsiasi nefandezza, rifugiandosi nell’alibi del “già non cambia niente!”. In questi giorni, dopo battute varie sul meteo e calura, la frase più ricorrente è, purtroppo, “inutile votare, perché già non cambia nulla”. Brutta storia, perché la vera arma che il cittadino ha in mano, in un paese democratico, è proprio il voto.

Con il voto – nel segreto della cabina elettorale (“dove Dio vede, e Stalin no”, ci ammoniva Giovannino Guareschi) – ogni cittadino ha il potere di scegliere il partito e il candidato (anche se non direttamente) che rappresentano al meglio i propri valori e principi. Quelli sui quali vorrebbe vedere costruito il futuro del Paese. Sarebbe bene che ci ricordassimo quanto sangue e lacrime è costato ai nostri nonni e padri il diritto/dovere al voto, e dunque quanta pericolosa superficialità occupa la nostra mente nel momento in cui, magari con supponenza, vi rinunciamo. Con l’aggiunta che l’esperienza ci insegna che gli adepti dei partiti della sinistra che – come tutti stiamo osservando anche in questi giorni – sostengono programmi di “diritti civili” di segno opposto rispetto ai tre pilastri menzionati in apertura, certamente non diserteranno le urne.

L’assenteismo, l’indifferenza, la rassegnazione, la delusione paralizzante, la resa di fronte al “male” non possono abitare nel cuore di chi crede in quel valore civico che si chiama “responsabilità”. Si è responsabili per il bene come per il male, per l’azione colpevole come per la passività rassegnata. E ancor più se siamo o crediamo di essere cristiani. La Dottrina Sociale della Chiesa parla molto chiaro: “Quando l’azione politica viene a confrontarsi con principi morali che non ammettono deroghe, eccezioni o compromesso, l’impegno dei cattolici si fa carico di responsabilità … E’ il caso di leggi civili in materia di aborto, eutanasia … “(Nota dottrinale sull’impegno e comportamento dei cattolici nella vita politica, 2002).

Il cristiano, dunque, ha il dovere anche morale di partecipare alla costruzione della “polis”. Consapevoli che il Regno dei Cieli appartiene alla dimensione ultraterrena, in cui avranno pieno compimento il Bene e la Verità, non per questo possiamo sentirci esenti dal dovere di fare ogni sforzo perché la giustizia, la libertà e la pace possano realizzarsi nel tempo e nello spazio in cui si colloca la nostra esistenza. San Giovanni Paolo II nell’ Enciclica Sollecitudo Rei Socialis (1987) ha indicato con chiarezza la via da seguire: partendo dalla conversione del cuore – personale, intima, spirituale -si deve arrivare a fermare e contrastare le “strutture di peccato” in cui il male morale, istituzionalizzato, imposto dal potere politico, viene promosso come un bene e un diritto per lo sviluppo di una società moderna e “felice”, perché finalmente libera e affrancata da limiti di ogni genere. Chi cade in questa trappola sono nostri concittadini e fratelli/sorelle che l’indottrinamento social-mediatico ha di fatto corrotto e confuso nel cuore e nella mente: “il tragico oscuramento della coscienza collettiva” di cui ha parlato Giovanni Paolo II (EV.70).

Come nel recente passato l’ubriacatura nazifascista e comunista ebbero il potere di soggiogare milioni di persone, scardinando le famiglie e legittimando delitti atroci, oggi – con strumenti e metodi non cruenti, ma non meno dannosi ed efficaci – è in atto un progetto di rifondazione di tutto ciò che è umano e naturale, nel nome di una fluidità morale che impone l’assurdo come verità indiscutibile. Abbiamo le forze per opporci? Abbiamo grandi capitali o finanziamenti per garantire il diritto alla vita di ogni bimbo, di ogni malato, di ogni disabile e per fermare la campagna d’odio contro chi difende valori non negoziabili? La risposta è fin troppo facile: non ne abbiamo. Ma non siamo totalmente disarmati.

Abbiamo la forza morale che abita nei nostri cuori, abbiamo la forza della verità che abita nelle nostre menti e abbiamo l’arma democratica del voto, con il quale possiamo tentare di bloccare e magari di convertire il trend politico in atto. E se in cuor nostro abbiamo lucida consapevolezza che nessuna forza politica incarna la totalità dei nostri principi, con altrettanta lucidità è facile individuare chi fa della lotta a quei principi la propria bandiera di partito e il proprio programma di governo: a queste istanze “non è mai lecito conformarsi … né dare il suffragio del proprio voto” (AAS 66/1974). Non possiamo – e non dobbiamo – perdere la speranza che, come insegnava S. Agostino, “ha due bellissime figlie: lo sdegno e il coraggio.

Lo sdegno per quanto accade di male accade intorno a noi e il coraggio per cambiare”. Oggi, in questi giorni, vuol dire uscire di casa, accettare qualche scomodità, vincere inerzia e delusione, contrastare ogni rassegnazione e andare a votare, perché vita, famiglia e libertà si difendono anche con il voto. L’assenteismo è una pessima scelta che lascia campo libero a quel “politicamente corretto” che tanti disastri sta facendo nel nostro Paese.

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