L’Italia in guardia dal Fentanyl

Nessuna emergenza nel nostro Paese, ma esiste il timore che le mafie possano fiutare interessi. Un dato: il farmaco è cento volte più potente della cocaina

di Redazione

Il Family Day è nato dall’amore sincero per la famiglia e per la vita ed è sbocciato mostrando decine di migliaia di famiglie disposte a manifestare e a combattere per la loro dignità ed esistenza. Tutte le donne e tutti gli uomini hanno pari dignità, non ci sono sconti a questo fondamento della vita civile. La famiglia fondata sull’amore tra uomo e donna che si donano generando il frutto del loro amore che sono i figli, è il secondo fondamento che ha realizzato quella varietà, bellezza e ricchezza di popoli e nazioni che oggi popolano il nostro pianeta.

25 Marzo 2024

Pubblichiamo per gentile concessione del quotidiano della Diocesi di Padova “La difesa del popolo” l’intervista a Massimo Gandolfini

Bastano appena due millesimi di grammo per una dose e una volta provata, se si sopravvive, “non si può più tornare indietro”. Si chiama Fentanyl e devasta da anni le città americane, dalle periferie ai costosi college della Ivy League, ma adesso minaccia anche di attraversare l’oceano. Per questo lo scorso 11 marzo il Consiglio dei ministri ha approvato il primo “Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio di Fentanyl e di altri oppiacei sintetici”, pur specificando che al momento «non c’è alcuna emergenza». Il timore è però che le mafie fiutino l’affare e che ad andarci di mezzo siano, ancora una volta, i più fragili. «Occorre innanzitutto specificare che si tratta di un oppioide di sintesi, cioè di una molecola simile all’oppio naturale, dal quale viene estratta l’eroina, ma prodotta in laboratorio». A parlare è Massimo Gandolfini, neurochirurgo e psichiatra, nominato l’anno scorso consulente della presidenza del Consiglio dei ministri al Dipartimento per le politiche antidroga e contro le dipendenze.

«In medicina questa sostanza viene usata da anni in anestesia e rianimazione perché è un potente analgesico, ovviamente se utilizzato con criterio – continua il medico, noto al grande pubblico anche in quanto presidente dell’associazione Family Day – Purtroppo la criminalità ha usato grandi quantità di questo prodotto, provenienti soprattutto dalla Cina, per invadere il mercato statunitense: un dato impressionante è che negli Usa nel 2023 ci sono state circa 190 mila morti per overdose, per il 50 per cento dovute al Fentanyl. È infatti un farmaco potentissimo: cento volte più potente della cocaina, 80 dell’eroina; anche una singola dose può provocare la morte, attraverso un meccanismo di spasmo delle vie aeree che conduce sostanzialmente al soffocamento». Una fine orribile che al di là dell’Atlantico ha colpito negli ultimi 25 anni quasi un milione di persone, per lo più giovani o giovanissimi: più di tutti i soldati persi dagli Stati Uniti nelle guerre del Novecento. Numeri che fanno parlare di una vera e propria “epidemia da oppioidi”, in parte fortemente connessa con le caratteristiche della società americana: i nuovi antidolorifici vennero infatti immessi sul mercato con una massiccia campagna da parte delle case farmaceutiche, che promettevano una società finalmente liberata dal dolore fisico, in particolare quello cronico. Un sogno che, a distanza di anni, è divenuto una vera e propria emergenza nazionale, un mostro che divora le nuove generazioni e che oggi, avverte il segretario di Stato Antony Blinken, minaccia anche l’Europa.

Al momento in Italia circola ancora piuttosto poco, anche se – come per tutto quello che arriva dagli Stati Uniti – il rischio di emulazione è forte. Spiega ancora Gandolfini: «In un recente monitoraggio, che riguarda 33 grandi città, sono state rilevate solamente piccole segnalazioni: nulla di grave al momento salvo casi specifici come per esempio la città e la provincia Piacenza, dove un singolo spacciatore avrebbe messo in commercio a partire dal 2018 poche centinaia di dosi».

Non è comunque il momento di abbassare la guardia: «Nell’ultimo confronto a Palazzo Chigi ho sottolineato la necessità di fare al più presto non solo una campagna informativa, ma anche culturale. Vediamo infatti in rete numerosi cantati rapper e trapper con decine, a volte centinaia di migliaia di follower, produrre e postare canzoni che inneggiano alle droghe e allo sballo come via per la felicità, il compiacimento e la gratificazione. Un fatto gravissimo: bisogna fare qualcosa per contrastare una deriva che fa male ai giovani, che sono i più grandi fruitori delle droghe». Così però si dirà che si vuole tornare alla censura…«La considerazione generale è che purtroppo oggi in Italia il deficit più grande è quello del buonsenso. Dare messaggi che possono portare soprattutto i più fragili a contrarre dipendenze e alla morte non c’entra con la libertà d’informazione e di espressione: il primo diritto da rispettare è quello alla vita, al benessere e alla salute dei cittadini».

Anche per questo Gandolfini da tempo gira l’Italia per mettere in guardia le famiglie e soprattutto i più giovani dai rischi derivanti dalle droghe. Lo scorso 7 marzo è stato anche ad Abano Terme, dove ha spiegato che le dipendenze sono un fenomeno gravissimo e in espansione, soprattutto dopo i due anni di pandemia. Una situazione alla quale non giovano, secondo lo psichiatra e neurochirurgo, le spinte che arrivano da parte del mondo politico per una progressiva legalizzazione. «Guardiamo a quello che è successo negli Stati che hanno legalizzato la cannabis o altre forme di droghe, dove i parametri della buona vita sociale sono crollati mentre sono aumentati gli incidenti stradali, le morti per droga e i ricoveri, oltre ovviamente ai tossicodipendenti. La legalizzazione non porta a un maggior controllo di questi fenomeni: le mafie hanno tutti gli anticorpi per gestirla e trasformarla in un’ulteriore occasione di sfruttamento e di lucro»

Massimo Gandolfini sul prezzo e il giro d’affari: «Faccio presente che il Fentanyl costa poco: pochi euro per una dose. Questo è il suo punto di forza ma in parte anche la sua debolezza, dato che il basso margine di guadagno per ora non spinge le mafie, in particolare la ‘ndrangheta che opera molto in questo settore, a metterlo in circolazione».

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