False vittorie

La stragrande maggioranza delle persone dalla medicina attende risposte in termini di terapie e cure, non di morte.

di Francesca Caloi

Moglie, madre, avvocato, aderente al Family Day, amante del diritto naturale a difesa della vita dal concepimento alla morte naturale.

16 Gennaio 2025

A fine anno si è soliti fare statistiche e bilanci delle cose più disparate.
Quelle che hanno per oggetto persone meritano tuttavia un volto per evitare di fermarsi alla freddezza dei numeri.
Vittoria è il nome di fantasia della signora che ha chiesto e ottenuto dal S.S.N., nelle scorse settimane, la morte per mezzo del suicidio assistito, registrando il quinto caso in Italia.

Della notizia colpisce che l’azienda sanitaria – che ha fornito alla donna il farmaco (letale) e la strumentazione necessaria – non ha invece individuato dei medici che, su base volontaria, assistessero “Vittoria” nella procedura di autosomministrazione.
La donna ha pertanto dovuto ricorrere a un medico privato, individuato nel dott. Mario Riccio, consigliere generale dell’”Associazione Luca Coscioni”.

Il fatto non deve passare inosservato in primo luogo perché riguarda la vita di una donna che, a motivo della propria condizione di salute, ha reputato la propria vita indegna di essere vissuta (avrà lo Stato fatto tutto il possibile per farle percepire la ricchezza e il valore insostituibile della sua vita?!).
In secondo luogo perché evidenzia che, all’atto pratico, l’ASL non ha reperito il personale sanitario che volontariamente si offrisse di garantire il “diritto” alla morte, onorando così al giuramento del medico di “perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica, il trattamento del dolore e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della dignità e libertà della persona […], di non compiere mai atti finalizzati a provocare la morte”.
Questo conforta l’aspettativa della stragrande maggioranza di persone che dalla medicina attendono risposte in termini di terapie e cure, non di morte.

Questo è peraltro reso concretamente possibile anche per le persone affette da malattie inguaribili grazie alle cure palliative (dal latino “pallium”, mantello) che hanno lo scopo di liberare la persona dalla sofferenza e dal dolore, preservando la migliore qualità di vita possibile (Legge 38/2010).

Nella difesa della vita, soprattutto di quella fragile e malata, il medico è chiamato a difenderla con il suo lavoro, ma non meno importante è il compito di ogni uomo, chiamato a fare cultura per la vita nel quotidiano, là dove si trova.
A inizio anno Vittoria non è più qui, ma questa non è una vittoria.

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