Parlare di utero in affitto provoca spesso grandi polemiche per lo più inquinate da pregiudizi, che compromettono il dibattito.
Sottrarsi alla discussione evita certamente contrasti, ma non aiuta la formazione di un giudizio sui fatti (mai sulle persone) su un tema di sempre maggiore attualità, che interessa tutti, anche chi non ricorre direttamente a questa pratica, riguardando la vita delle persone e l’antropologia dell’uomo.
Senza entrare nel merito dei motivi (soggettivi) che spingono le coppie, sia eterosessuali che omosessuali, e i singoli a ricorrere all’utero in affitto, è bene considerare i fatti (o dati, perché ci sono “dati”) che, in quanto oggettivi, dovrebbero trovare la massima condivisione.
Il primo riguarda la definizione. Attraverso tale pratica nel corpo di una donna (c.d. madre surrogata) viene impiantato un embrione formato dall’ovocita di un’altra donna (che può essere la madre committente o una donna donatrice) e dallo spermatozoo di un uomo (compagno della madre committente o donatore).
Il secondo riguarda i rapporti che legano le persone coinvolte in questa pratica (committente/i, donna gestante, donatrice di ovulo e/o donatore di sperma) che vengono disciplinati da contratti, come per una qualsiasi compravendita di cose, predisposti da intermediari e/o cliniche che, dietro compenso, mettono in contatto le diverse figure al fine di “procurare” un neonato alla coppia o al singolo committente.
Un autorevole e laico contributo alla discussione – sia sociale che politica – sul tema è stato recentemente fornito dal report presentato dalla Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne e le ragazze, Reem Alsalem, per l’80ª sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Il rapporto, intitolato “Surrogacy and Violence Against Women and Girls”, si basa su una consultazione globale che ha raccolto 120 contributi da tutto il mondo, incluse organizzazioni per i diritti delle donne nel Regno Unito, e sessioni online con 78 stakeholder, tra cui madri surrogate.
· Sfruttamento delle donne vulnerabili
Lo studio – che ha valutato il mercato dell’utero in affitto in circa 14,95 miliardi di dollari nel 2023, con proiezioni di crescita fino a 99,75 miliardi entro il 2033 – ha evidenziato come lo squilibrio economico tra i profitti degli intermediari/agenzie e i pagamenti destinati alle madri surrogate (la minima parte) attesta uno sfruttamento strutturale delle donne.
Nonostante la pratica venga spesso promossa come una libera scelta, le condizioni di vulnerabilità economica della maggior parte delle donne (le più colpite sono quelle che vivono in povertà o provengono da contesti minoritari ed emarginati) limitano il consenso reale delle gestanti.
· Rischi per i bambini
Il rapporto denuncia la mercificazione dei bambini, separati dalla nascita dalla madre biologica con cui hanno sviluppato un legame biologico in utero, che subito dopo il parto viene reciso.
Potenziali sono anche le violazioni del loro diritto all’identità, come previsto dalla Convenzione ONU sui diritti del fanciullo.
· Similitudini con la tratta di esseri umani
Alsalem collega la maternità surrogata alla tratta di esseri umani, inclusi lo sfruttamento, la vendita di bambini e il lavoro riproduttivo forzato.
Il rapporto pone domande specifiche su come la surrogazione possa facilitare queste violazioni e quali meccanismi esistano per proteggere le vittime.
· Critica alla donazione di ovociti
Oltre alla surrogazione, il rapporto solleva preoccupazioni sulla donazione di ovociti, evidenziando rischi per la salute delle donne donatrici e la mancanza di regolamentazione adeguata in molti contesti.
· Critica alle norme patriarcali
La surrogazione è descritta come un rafforzamento delle norme patriarcali che trattano i corpi delle donne e i bambini come merci. Alsalem sostiene che la pratica perpetui stereotipi di genere e comprometta la dignità delle donne, in contrasto con i principi dei diritti umani.
· Raccomandazioni
Il rapporto propone misure radicali per affrontare i predetti problemi, con un’enfasi sulla proibizione globale della maternità surrogata – in Italia è già vietata per legge (L. 40/2004 art.12 co.6) – affinché tutti gli Stati membri dell’ONU lavorino per l’adozione di uno strumento giuridico internazionale vincolante che vieti tutte le forme di surrogazione, sia commerciale che altruistica.
Non stanchiamoci di porre domande e cercare risposte guardando ai fatti e tenendo conto di tutti, anche di chi non ha voce: i bambini, mai prodotto e sempre un dono.
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